Review of Freemasonry



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Francesco-Angioni

Lessing,Gotthold Ephraim
Ernst e Falk. Dialoghi Massonici.

COMMENTO AL PRIMO DIALOGO
del Fr. Francesco Angioni M.M.
fondatore di La Cittadella delle Libere Mura
Liberi Quaderni di Studi Muratori


Di Francesco Angioni leggi anche su PS Rivista di Massoneria:

¨ La concezione della Libera Muratoria nei Dialoghi di Lessing
¨ Accenni storico-critici del Lessing Massone.
¨ La Verità in Lessing secondo un'ermeneutica liberomuratoria
¨ Commento al Primo Dialogo di Lessing
¨ Commento al Secondo Dialogo di Lessing
¨ Commento al Terzo Dialogo di Lessing
¨ Commento al Quarto Dialogo di Lessing
¨ Commento al Quinto Dialogo di Lessing
¨ Dialogo Intorno ad una Società Visibile-Invisibile
di Johann Gottfried Herder (1774-1803)

¨ Herder e il Concetto di Humanität
¨ Verità e Libera Muratoria pensando a Lessing e ad altri Massoni
¨ Introduzione a J.W.Goethe Massone e Poeta
¨ I Segreti di Goethe
¨ Gnosticismo e Origini e Pensiero della Massoneria

Essenza e forma nella Libera Muratoria

Lessing inizia il suo dialogo ponendoci subito davanti a quello che lui considera uno dei più importanti misteri muratori, se non il più importante: l’essere un Libero Muratore. Come vedremo per l’Autore l’essere Liberi Muratori fa parte dei misteri muratori nel senso che è qualcosa che risiede in modo così profondo nello spirito del Libero Muratore da essere persino difficile da comprendere allo stesso.

Lessing non pone la questione della segretezza, che già ai suoi tempi aveva un valore più simbolico che reale, ma quello della profondità della risposta ad una domanda apparentemente innocente. Ernst, chiedendo a Falk se è massone, non gli sta chiedendo semplicemente se è membro della Massoneria, ma “in quale senso” è massone.

La risposta di Falk pone subito in chiaro che la Massoneria si manifesta in due realtà: una formale ed una sostanziale[i]. Alla prima appartengono le “forme” esteriori come le logge e la loro organizzazione interna, i rituali ed i gradi; mentre alla seconda appartiene l’”essenza” della Massoneria, intesa nella sua idealità originaria, nelle sue intime ragioni d’essere, nei suoi scopi.

Nel prosieguo del dialogo Lessing specificherà la differenza tra Liberi Muratori che sono tali per dichiarazione propria, quindi per “forma”, e quelli che lo sono per essenza ideale, quindi per “sostanza”. In tutto il dialogo si insisterà su questo punto, sviluppando man mano la differenza sul piano della ritualità appresa e non “conosciuta” e su quello dell’ “essere”, ovvero dell’idealità coscientemente partecipata e assolta. Il nostro autore volge il suo pensiero ad una Libera Muratoria intesa come significante della realtà; reale è l’immagine di un mondo purificato dalle disuguaglianze sociali e malvagità umane, mentre irreale è il mondo afflitto da questi mali.

In tal modo egli riconosce un senso teleologico alla Muratoria. Lessing però non è un puro utopista, il suo senso realistico è forte, gli fa riconoscere gli aspetti storicamente contingenti che costituiscono la Massoneria d’apparato, che Lessing considera come  forma storicizzata, dunque transeunte. C’è anche un senso di pragmatismo valoriale interno al discorso di Lessing quando riconosce nella Massoneria i valori e gli anti-valori che la guidano o ostacolano.

Tutto ciò si riassume nel riconoscimento, da parte della Libera Muratoria, dell’essere dentro e fuori della storia. Fuori in quanto capace di migliorare l’uomo ed il suo mondo, perché finalizzata a questo miglioramento, ed anche possedente valori universali ma, proprio perché storica, anche permeabile agli anti-valori che inseriti in essa possono ostacolare il suo cammino. Lessing pone la Libera Muratoria fuori dalla storia assumendola alla sua “essenza”, trascendente la realtà storica contingente, infatti se così non fosse non potrebbe dare significati altri da quelli che già la realtà possiede. La sua trascendenza spinge la Libera Muratoria stessa a porsi scopi ultimi nei confronti della realtà del mondo. La società umana in sé può possedere questi valori ultimi o universali, ma non riesce da sola a realizzarli senza un ausilio esterno, ausilio dato dalla Libera Muratoria intesa come astorica, quindi non relativa; i suoi valori si pongono come trascendenti, nel senso di astorici, fuori dalle contingenze.

Il Libero Muratore è dunque persona che vive la storia con senso astorico. La sua qualifica di Libero Muratore non è solo contingente, data dalla sua appartenenza ad una loggia, ma è principalmente data dalla sua immedesimazione in questo vissuto trascendentale ricevuto dalla Libera Muratoria stessa. Il senso di trascendenza è un percorso, neppure una conquista. Lessing ci vuol dire che una loggia può essere piena di iniziati ma vuota di Liberi Muratori.

Quando all'inizio Lessing fa dire a Falk: io credo di essere Libero Muratore[ii], sta esponendo la sua concezione del mistero muratorio; questa è la dichiarazione di chi mantiene il mistero del proprio percorso. Non posso dire “lo sono” e non posso dire “non lo sono” perché sto facendo il percorso. Un viandante che ancora non è arrivato alla fine del suo percorso non può dire che è arrivato o che non lo è, perché non si è fermato. Inoltre, il mistero consiste nel volersi tenere distante dalle domande che non hanno senso. Un profano non può chiedere a uno se è Libero Muratore perché la risposta non avrebbe senso per lui. Sarebbe come chiedere a uno spirito se è uno spirito; lo spirito non può rispondere sulla sua essenza di spirito perché ciò non sarebbe comprensibile a chi non è tale o perché potrebbe spaventare dando una conoscenza inconoscibile. Falk rispondendo affermativamente o negativamente si metterebbe in relazione dialettica con il mondo non iniziatico, suscitando vacua curiosità o repulsione sociale, impedirebbe al interrogante di proseguire nella sua strada di comprensione con serenità. La risposta da dare è riguardo a chi pone la domanda, essa non può essere si o no, perché deve rispondere all’intima motivazione che fa porre la domanda e la stessa risposta sarà adeguata a quella motivazione. Per Lessing l’essere Libero Muratore non è una diretta conseguenza dell’essere stato iniziato, o meglio, la sola iniziazione non basta per fare di una persona un Libero Muratore.

L’iniziazione non dà di per sé la conoscenza, non fa essere Liberi Muratori. Ci sono iniziati che non hanno appreso o capito l’essenza della Libera Muratoria, mentre quelli che l’hanno capito non possono esprimerlo. Il senso di trascendenza insito nell’essere Liberi Muratori è comune a tutti i veri Liberi Muratori ma ognuno vive questa trascendenza in modo personale, così privato da essere incomprensibile a chi non vive quello specifico modo d’essere[iii].

Il senso della Libera Muratoria ha la qualifica di universalità, quindi, sia per l’individuo sia per la società, è un necessità a cui tutti possono arrivare. La questione si fonda sulla volontà di perseguire il perfezionamento individuale e sociale e l’uno è connesso all’altro. Questa volontà basilare risiede nell’animo dell’uomo ed il percorso può essere sia individuale che collettivo[iv].

Lo scopo della Libera Muratoria è la perfezione da perseguire con la volontà. Esistono persone che possiamo definire Liberi Muratori senza che siano stati iniziati perché riconoscono, senza saperlo, e perseguono come propri gli stessi valori e principi della Libera Muratoria. Una persona che vuol diventare Libero Muratore sta cercando e vuole trovare una via di perfezionamento e paradossalmente non sa che i valori e principi massonici li scoprirà nel suo percorso liberomuratorio. Infatti, possono esserci due vie alla perfezione: una è quella percorsa da chi non sa nulla e va scoprendo il senso della Libera Muratoria durante il suo percorso e si sforza di applicare alla sua vita i valori e principi che scopre nella Libera Muratoria; un altro percorso è quello di chi crede di non sapere e man mano riconosce che già possiede quei valori e principi che sta imparando. Un percorso non è più valido dell’altro. Un Apprendista Accettato idealmente compreso e fortemente impegnato raggiungerà risultati che saranno sempre ignoti ad un Maestro Muratore che mira solo ad incarichi di loggia, con o senza sapienza, con o senza impegno. Infatti, il percorso liberomuratorio si fonda su valori universali, che non possono essere quelli della contingenza, del potere o delle immagini del potere, genericamente quelli della relatività, per cui il colore di un grembiule è simbolo di superiorità rispetto ad un altro colore di grembiule[v]. Nelle logge possiamo trovare Liberi Muratori che sono apparentemente Apprendisti Accettati ma che in sé sono Maestri Venerabili e ci sono Maestri Venerabili che in sé sono a malapena Apprendisti Accettati. Questo vuol intendere Lessing dicendo: “Purtroppo!”.

Bauer, uno dei commentatori di Lessing osserva che lo stesso commette “un piccolo errore” perché la Libera Muratoria non è sapere qualcosa o essere introdotti a qualcosa ma stare in una Lega “nella quale si pensa, si conosce, si sente insieme qualcosa”. A mio avviso, Lessing è su tutt’altro piano: egli afferma la necessità sovrastorica della Libera Muratoria, nel senso che il perfezionamento individuale e sociale passa necessariamente attraverso la Libera Muratoria, intesa come via a ciò che esige l’individuo e la società. In altri termini, è una via universale, ma proprio perché universale può essere percorsa sia individualmente sia collettivamente. Non c’è in questo pensiero di Lessing alcun riduttivismo della Libera Muratoria a strumento di conoscenza[vi], al contrario è strumento universale per il perfezionamento; la conoscenza, il sapere, lo stare insieme sono “effetti relativi”, l'universalità è strettamente connessa al perfezionamento, l'uno non si spiega e non si realizza senza l'altra.

Dunque, la Libera Muratoria non può essere arbitraria, ovvero incidentale o superflua, qualcosa di cui si può fare a meno, come tutto ciò che è prodotto storico e contingente. Il suo senso di trascendenza la rende necessaria in termini metastorici, ovvero necessaria all’interno di tutti quei percorsi umani e sociali che si sono svolti nella storia e che tenderebbero al miglioramento delle condizioni dell’esistenza dell’uomo. La Libera Muratoria si distingue perchè tesa al perfezionamento e non al miglioramento. La necessità intrinseca dell’essere umano e della società passa attraverso la Libera Muratoria e dunque non ricerca il miglioramento che è cosa che cambia la realtà in meglio, ma ricerca il perfezionamento che rende la realtà simile alla sua vera essenza, cioè altro da sé come cosa storica, in una visione ideale ma non idealistica. Abbiamo qui il passaggio dalla cosità alla realtà, dall'entità relativa all'entità sostanziale. A ben guardare l’osservazione di Bauer è ancora più riduttiva di quella che lui crede di scorgere in Lessing Infatti, Bauer misconosce la valenza universale della Libera Muratoria, che è configurata dal fatto che anche chi non è massone, ma è teso al perfezionamento, opera come se fosse massone, mentre, sempre Bauer, riduce la Libera Muratoria a pensare, conoscere e stare assieme, senza capire che questi sono effetti e non ragioni giustificative dell’esistenza, vitalità e validità della Libera Muratoria.

Lessing vuol dimostrare l’universalità e trascendenza della Libera Muratoria avvalorandone la sua estraneità dalle contingenze umane, dalla storia occasionale della società. Se è tale, universale ed astorica, non è né arbitraria né superflua.

Questa visione ideale di Lessing gli fa concepire la Libera Muratoria come qualcosa che va oltre i rituali ed i simbolismi. I rituali, dunque, sono solo le espressioni storiche della Libera Muratoria, sono strumenti mutevoli e quindi epifenomenici[vii]. Rituali e cerimonie per Lessing sono aspetti formati che implicano un approfondimento coscienziale che solo pochi attuano. Lessing, dunque, va oltre gli aspetti convenzionali, siano anche ritualistici e cerimoniali; per lui la Libera Muratoria è molto di più e oltre.

Lessing distingue la Libera Muratoria tra ciò che è forma e ciò che è ideale, tutte e due presenti, ma non necessariamente collegati, nel senso che l’una può fare a meno dell’altro. In altri termini, ricordando quanto detto a proposito del Liberi Muratori che sono iniziati senza essere Liberi Muratori veri perché della Libera Muratoria non hanno appreso e capito il suo senso trascendente, la Libera Muratoria può essere rituale senza trascendenza, e la trascendenza può fare a meno del rituale, perché ciò che conta è l’idealità, l’essenza. Lessing qui propone la sua visione deista alla Libera Muratoria; è il suo un deismo che rigetta i dogmi e le chiese come strutture di potere e di indottrinamento[viii].

La visione lessinghiana della Libera Muratoria è tra un idealismo che rasenta il misticismo, ponendosi fuori dagli schemi ecclesiali, dell’ortodossia dell’ecclesia, la Massoneria d’apparato, intesa come forma storica, arbitraria e superflua, e per altri versi in una concezione ascetica dell’ “essere” massone, come percorso che rifiuta le ambigue relatività dei rituali, dei simbolismi, dell’appartenenza ad una loggia, dell’azione massonica sia interna alle logge sia esterna, come poi vedremo.

Ne consegue la successiva affermazione apparentemente paradossale nella sua perentorietà:La Massoneria è sempre esistita”. Lessing con questa frase non vuol fare dell’ingenuo esoterismo come coloro che farebbero risalire l’origine della Muratoria fino ad Adamo ed Eva. Al contrario, in modo sottilmente metaforico vuol rappresentare la “necessità” storica della Libera Muratoria, spingendosi a suggerire che tutto ciò che nella storia umana e sociale fu teso al perfezionamento, è stato una rappresentazione ante litteram della Libera Muratoria.

Ernst insiste nel voler capire che casa sia questa Massoneria necessaria, indispensabile. Falk, a sua volta, insiste nel dire che è un qualcosa di indicibile.

Segue un breve scambio di battute al livello che oggi diremmo epistemologico, più precisamente sull’uso del linguaggio nella metodologia. Che cosa rende questo scambio di battute non superfluo? Lessing vuole far pervenire il lettore ad accedere al concetto di indicibilità dei misteri massonici. Ciò che è indicibile, in senso massonico non è assurdo, il mistero consiste nel fatto che i concetti massonici non appartengono alla sfera del pensiero razionale e logico, ma alla sfera del trascendente, che per sua definizione prescinde dalla sfera del razionale. Dunque, non essendo dicibili all’interno del pensiero razionale, si può accedere a loro solo con il cuore, con un pensiero trascendente. Credo che qui come in altri punti cruciali dei Dialoghi consista la superiorità e attualità del pensiero di Lessing.

Ernst chiede come si possa propagare l’Ordine (la Massoneria) se il mistero rimane tale.

In poche, stringate e fondamentali battute Lessing arriva a definire l’Azione liberomuratoria come azione esemplare, che si esprime coi fatti e che attrae senza fare proselitismo, che guida senza parole[ix]. Secondo Lessing il vero segreto della Libera Muratoria è tutto qui e non in qualcosa che aspetta di essere svelato grado dopo grado, senza mai risolversi, riferendosi alle massonerie dai molti gradi. Ciò che deve attrarre alla Libera Muratoria è l’azione esemplare dei Liberi Muratori e non i presunti segreti da conoscere.

Non sono d’accordo con l’interpretazione di Merzdorf, un altro importante commentatore di Lessing, che definisce l’azione citata da Lessing, come esoterica. Per Lessing, credo, l’esoterismo è dato piuttosto da questo meccanismo di privatezza del senso di trascendenza, dall’impossibilità di dire l’indicibile, che non è il segreto massonico, che invece è costituito dall’azione massonica per un verso e dai simboli e riti per un altro. L’esoterismo massonico vive nell’intuizione del cuore di accedere al trascendente, fatto non trasmissibile né a parole né con azioni, neppure da un Libero Muratore ad un altro Libero Muratore. In queste affermazioni osserviamo che Lessing si ritrae da ogni discorso di interpretazione esoterica dei rituali e delle cerimonie. Ben altra cosa per lui è l’esoterismo.

I rituali, i simbolismi, i lavori di loggia per lui sono forme che per poter essere interpretate, prima devono essere vissute. È qui evidente il carattere didattico dei dialoghi lessinghiani su certi aspetti della Libera Muratoria. Parlare di esoterismo o in termini esoterici, se prima non si è interiorizzata l’idealità muratoria e non si è sviluppato un comportamento esemplare, diventa un fare discorsi e canti insipidi, sarebbe come un’espressione di intellettualismo fine a se stesso.

Ernst contesta a Falk, nelle successive battute di dialogo, che i comportamenti corretti ed esemplari possano distinguere un Libero Muratore da ogni buon cittadino qualunque. Ma Falk fa notare che c’è un incentivo in più, per i Liberi Muratori, a comportarsi in modo speciale. Ernst non cede facilmente, secondo lui ci deve essere un solo speciale incentivo, più ce ne sono e più si rischia la rottura, citando un meccanismo dalle molte pulegge.

Le sue domande si fanno incalzanti, ma Falk rifiuta il discorso posto in questi termini, di un iperbolico incentivo, ponendolo alla pari di altre forme esteriori di essere Liberi Muratori.

Il pensiero di Lessing si rivolge a ciò che distingue un Libero Muratore da un ottimo cittadino. Lessing ci chiede di osservare la sostanza discreta insita nella Libera Muratoria senza farsi fuorviare dalle forme, come i discorsi ed i canti insipidi. Con questa pesante affermazione Lessing spazza via drasticamente ogni formalismo muratorio, per lui tutto ciò che avviene all’interno della Libera Muratoria senza essere compenetrato di idealità è una vuota esteriorità senza valore[x].

Poi Lessing riporta il discorso sulla via del perfezionamento. Un Libero Muratore, poiché teso al perfezionamento, costruisce una sua personalità che lo fa comportare in modo etico come fatto naturale. I suoi gesti di benevolenza non sono nulla di speciale, perché ha interiorizzato il fare il bene degli altri. Tutti fanno beneficenza, se possono, però lo fanno come atto esterno, mentre il Libero Muratore lo fa quasi senza accorgersi di farlo perchè è nella sua natura e da ciò non ne deriva alcun autocompiacimento. La lunga lista che Ernst elenca di opere buone dei massoni non scuote Falk che li ritiene fatti ovvi per un Libero Muratore, anzi giunge a dire che le pubbliche azioni benefiche della Muratoria sono azioni destinate ad impressionare il pubblico[xi].

Lessing distingue tra le pubbliche azioni benefiche e le altre azioni dei Liberi Muratori: le prime possono essere fatte sia per mostrare ai profani la bontà della Muratoria e quindi per respingere e rispondere alle denigrazioni e calunnie, cercando di suscitare tolleranza e rispetto, sia essere fatte per l’insita necessità di portare il bene nella società. Altra cosa è l’Azione del Libero Muratore che è, come detto prima, azione segreta, perché costruita nel percorso di perfezionamento. A mio avviso, Lessing rimane in una visione individualistica e personalistica dell’Azione liberomuratoria. Ciò è spiegabile dal vissuto massonico di Lessing che rimase deluso delle esperienze fatte in loggia. Lessing non coglie o non vuol cogliere il fatto che l’iniziazione è una questione sia personale sia collettiva, l’uno non può esistere senza l’altra, come le due facce di una medaglia. Anche la Loggia, intesa come gruppo di uomini che si relazionano, ha una sua anima, non in senso religioso ma spirituale. La Loggia è l’espressione strutturale e sovrastrutturale dell’insieme dei suoi singoli membri. Il livello di perfezionamento dei singoli membri va a costituire una sinergia di perfezionamento che si muove in continui assestamenti di equilibrio. Di fatto, il decadimento o il carente sviluppo di uno o più membri tende a rallentare il processo di perfezionamento collettivo e al contrario lo sviluppo di perfezionamento di uno o più membri tende a far accelerare lo sviluppo collettivo. È ovvio a tutti che un percorso di perfezionamento subisce accelerazioni e rallentamenti, aggiustamenti e cambi di rotta; esso è molto variabile e ciò vale per l’individuo quanto per il gruppo. Così come c’è un’Azione liberomuratoria dell’individuo ce ne è una della Loggia. le due Azioni sono il segreto liberomuratorio non esprimibile a parole comprensibili al profano. L’Azione liberomuratoria è in sé trascendente poiché si rivolge all’universalità degli uomini e non ad ambiti e situazioni specifiche. Come dice Bauer nel suo commento “Le vere azioni dei Massoni sono tanto segrete da essere manifeste all’umanità”.

Il pensiero di Lessing è che l’azione liberomuratoria è azione fatta senza clamore e con intenti proiettati oltre la società contingente. In ciò risiede la sua segretezza e la sua universalità, perché volti ai secoli futuri.

Lessing chiude il suo dialogo con l’osservazione che l’operato massonico è teso all’ultimo scopo di rendere inutili le buone Azioni Liberomuratorie[xii], decretando così la fine della Libera Muratoria una volta che l’umanità sarà perfetta. Lessing in questo come negli altri dialoghi non mostra molto ottimismo sulla capacità dell'uomo e dello stato di risolvere le contraddizioni in essi esistenti, dunque quest'ultima affermazione risulta più come speranza che realtà, anche se molto futura. La sua stessa incommensurabile idealità massonica è fortemente ancorata alla visione lucida di una realtà umana e sociale irreparabilmente compromessa. È difficile seguire il pensiero di questo autore che coniuga idealità e realismo e li fa convivere in una terza realtà, l'Azione Liberomuratoria. In questo credo di scorgere un pensiero lucido teso alla trascendenza. La Muratoria era il suo rifugio più consono al proprio vivere un senso del trascendente slegato da una religione specifica. In un'epoca in cui la dichiarazione di ateismo era pesantemente punita dal potere religioso e da quello temporale, la Muratoria diventava il luogo per gli spiriti liberi ove potevano essere espresse le idealità che la religione, la politica, la vita sociale non erano più in grado di offrire.

Purtroppo Ernst non comprende e desiste dal comprendere[xiii].



[i] Falk: Io credo di essere massone, non tanto perché sono stato accolto in una loggia costituita da Massoni più anziani, ma perché vedo e riconosco che cosa è la Massoneria e perché essa c’è, quando e dove è già esistita, come e attraverso cosa viene fatta progredire o viene ostacolata.

[ii] Ernst: Certo… Ma rispondimi più schiettamente. Sei Massone?

  Falk: Credo di esserlo.

[iii] Ernst: Tu sei iniziato, tu sai tutto…

   Falk: Anche gli altri sono iniziati e credono di sapere.

   Ernst: Allora potresti essere iniziato  senza sapere ciò che tu sai!
   Falk: Purtroppo.

   Ernst: E perché?

   Falk: Perché i molti che iniziano non lo sanno nemmeno loro ed i rari che lo “sanno” (cors. dell’Aut.) non possono
   dirlo.

[iv]  Falk: (…) La Massoneria non è niente di arbitrario, niente di cui si può fare a meno, bensì una necessità intrinseca alla natura umana e alla società civile. Di conseguenza si deve poter arrivare ad essa, tanto attraverso una riflessione individuale quanto attraverso una ricerca guidata.

[v] Non comprendendo così neppure il senso esoterico della gerarchia liberomuratoria.

[vi] In tal modo sarebbe come dare una conferma di validità alla Massoneria d’apparato, che invece Lessing le nega.

[vii] Ernst: La Massoneria non sarebbe un qualcosa di arbitrario? Non ha delle parole, dei simboli, dei riti che potrebbero essere del tutto diversi e che di conseguenza sono arbitrari?

Falk: Li ha. Ma queste parole, questi riti e questi simboli non sono la Massoneria

[viii] Nel 1774, Lessing pubblica un’opera a cui pone il titolo di Frammenti dell'Anonimo di Wolfenbüttel. Nel pubblicarla, Lessing prudentemente prende ufficialmente le distanze: precisa che si tratta di un’opera che non ha scritto lui e dalla quale anzi dissente profondamente e che la pubblica considerandola utile per lo sviluppo del dibattito filosofico sulla religione. Quest’opera è un’esplosione nel panorama filosofico tedesco settecentesco. Il suo vero autore era Hermann Samuel Reimarus (1694 - 1768) ed il titolo originale era Apologia in difesa degli adoratori razionali di Dio. Reimarus porta alle estreme conseguenze il deismo, ben oltre i deisti francesi e inglesi. Egli arriva a sostenere che tutte le religioni positive sono false e menzognere, perché fondanti su una fantomatica Rivelazione. Con un’analisi razionale intellettualmente onesta, non si può infatti che rilevare un’insanabile conflittualità tra la religione naturale, poggiante sulla ragione, e la religione rivelata, che invece si basa su una Rivelazione che non ha nulla a che vedere con la ragione e che anzi la ostacola. Cristo stesso, che era solo un uomo perfetto, non aveva altro intento se non quello di liberare gli uomini su questa terra: la sua divinizzazione fu un indebito gesto degli Apostoli.

[ix] Falk: Coi fatti. A uomini dabbene, a giovani che considerano degni della loro stessa compagnia essi lasciano indovinare, supporre, vedere le loro azioni per quanto c’è da vedere; costoro se ne compiacciono ed agiscono nello stesso modo.

[x] Falk: Amico, sii ragionevole!! Iperboli, “qui pro quo” (cors. dell’Aut.) che derivano da quei discorsi e canti insipidi! Disquisizioni! Bazzecole!

[xi] Falk: (…) Può darsi che tutte le buone azioni che tu hai menzionato non siano altro che le loro azioni ad extra, per servirsi, in breve, di un termine scolastico.

Ernst: Sarebbe a dire?

Falk: Solo loro azioni destinate ad impressionare il pubblico … azioni aventi lo scopo unico di attirare gli sguardi della gente.

[xii] Falk: (…) velocemente aggiungo un’ultima parola: i veri atti dei massoni hanno un solo scopo, rendere inutili la maggior parte di quelle che comunemente si chiamano buone azioni.

[xiii] Ernst: Buone azioni che tendono a rendere inutili le buone azioni? È un enigma. A che pro riflettere su un enigma? Preferisco sdraiami sotto un albero e guardare le formiche.



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